SANT’ANTONIO ABATE

Sant'Antonio Abate

Sant'Antonio Abate

In seguito alla morte dei suoi genitori quando aveva circa 20 anni, Antonio, una volta assicuratosi che sua sorella avesse terminato gli studi, vendette la sua casa e la terra di sua proprietà, donando il ricavato ai poveri. Si unì, quindi, agli anacoreti che vivevano nella zona. A 35 anni si trasferì nel deserto a vivere solo e visse vent’anni in un fortino abbandonato.

Nonostante Antonio si fosse asserragliato in quel luogo di solitudine, numerosi ammiratori e aspiranti studenti lo visitavano, fino a che non si decise ad accettare di essere consigliere spirituale. Antonio fondò due monasteri sul Nilo, uno a Pispir, uno a Arsinoe. Molti di coloro che hanno vissuto vicino a lui vivevano fabbricando cesti e pennelli, e da ciò è nato il suo patrocinio per tali traffici.

Antonio lasciò brevemente il suo rifugio isolato nel 311, per recarsi ad Alessandria d’Egitto allo scopo di lottare contro l’arianesimo e confortare le vittime delle persecuzioni di Massimino. Egli si ritirò infine nel deserto, vivendo in una grotta sul Monte Colzim.

Il santo morì all’età di 105 anni. Una vita di solitudine, digiuno, e lavoro manuale al servizio di Dio lo aveva mantenuto sano e vigoroso fino agli ultimi momenti della sua vita.
L’esempio di sant’Antonio Abate ha indotto molti a intraprendere la vita monastica per seguire la sua strada. Verso la fine della sua vita, egli divenne anche amico di San Paolo l’Eremita.

S. Atanasio, che conosceva Antonio e scrisse la sua biografia, ha detto: “Antonio non era noto per i suoi scritti, né per la sua sapienza mondana, né per qualsiasi arte, ma semplicemente per la sua riverenza verso Dio”. Ci si può chiedere oggi cosa abbia da insegnare una persona che viveva nel deserto, indossava pelli, mangiava solo pane e dormiva per terra. L’insegnamento di Antonio fu di vivere la vita con fede radicale e completo impegno verso Dio.


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